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  sabato 4 febbraio 2012

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Cammino con in tasca un portafogli che, da qualche anno ormai, si è riempito di una figurina plastificata. L’ho fatta fare appositamente, con lo scudetto dell’Italia, con Lello in maglia bianca e bordi blù, senza sponsor sul petto, perché quando la sua avventura alla Cavese iniziò, rifiutando i tanti soldi offertigli dal Siracusa, le cose per il club aquilotto stavano più o meno come stanno adesso. E’ la figurina che non uscirà mai sull’album della Panini, quello che, insieme ad Angelo, cercavamo di completare ai tempi della scuola. Lui mi prenderebbe in giro, oggi, vedendomi attaccato in modo maniacale a quella figurina così speciale. Eppure, c’è andato così vicino. Sono sicuro che se non fosse successo quello che è successo, Lello avrebbe avuto spazio, con la Cavese oppure no, in una delle pagine dei Calciatori. Ne sono certo. Tenere questa figurina, è il modo per tenere una parte di Lello sempre con me, anche se quella parte è nei ricordi delle cose fatte insieme, nel cuore, nello stomaco, perché non riesco a metabolizzare la sua assenza. Sono sincero, non vado spesso al cimitero di Castellammare di Stabia. Ho provato delle volte, ho trovato sempre qualche parente, qualche ragazzo di Cava, come il “rosso” Antonio, e si sta lì a parlare, a cercare di allontanare un dolore che si riaccende ogni qual volta pensi alle persone care, quelle con cui prima avevi un rapporto quasi quotidiano. Sono felice che Michele Striamo mi abbia chiesto un ricordo di Lello, a proposito, io lo chiamo così perché così veniva e viene chiamato in casa. Sono felice che me l’abbia chiesto in un periodo di festa come questo, e non come altri in concomitanza della ricorrenza della sua morte. Periodo di regali, di pacchi da scartare, di calze da riempire, periodo di sorrisi e dello stare tutti insieme. Cose che piacevano a Lello, perché lui era un ragazzo semplice, simpatico (anche se diceva che lo ero di più io…), che non cambiava faccia quando papà Peppe tornava a casa in divisa. Era sempre lo stesso. Sulla spiaggia al mare, davanti a un vassoio di panini preparati dalla mamma, ero uno dei pochi che lasciava il joystick del Commodore 64, perché incantato dalle mie telecronache improvvisate. Non voglio dilungarmi troppo. Non voglio cadere nel retorico e nello sdolcinato, voglio soltanto ringraziare tutti quelli che ricordano ogni giorno il mio amico Lello Mari.

Ps: in un’altra vita, non questa purtroppo, quella figurina, prima o poi, l’attaccheremo tutti…

Ciao, Peppe Della Morte