|
Cammino con in tasca un
portafogli che, da qualche anno ormai, si è riempito di una figurina
plastificata. L’ho fatta fare appositamente, con lo scudetto
dell’Italia, con Lello in maglia bianca e bordi blù, senza sponsor sul
petto, perché quando la sua avventura alla Cavese iniziò, rifiutando i
tanti soldi offertigli dal Siracusa, le cose per il club aquilotto
stavano più o meno come stanno adesso. E’ la figurina che non uscirà mai
sull’album della Panini, quello che, insieme ad Angelo, cercavamo di
completare ai tempi della scuola. Lui mi prenderebbe in giro, oggi,
vedendomi attaccato in modo maniacale a quella figurina così speciale.
Eppure, c’è andato così vicino. Sono sicuro che se non fosse successo
quello che è successo, Lello avrebbe avuto spazio, con la Cavese oppure
no, in una delle pagine dei Calciatori. Ne sono certo. Tenere questa
figurina, è il modo per tenere una parte di Lello sempre con me, anche
se quella parte è nei ricordi delle cose fatte insieme, nel cuore, nello
stomaco, perché non riesco a metabolizzare la sua assenza. Sono sincero,
non vado spesso al cimitero di Castellammare di Stabia. Ho provato delle
volte, ho trovato sempre qualche parente, qualche ragazzo di Cava, come
il “rosso” Antonio, e si sta lì a parlare, a cercare di allontanare un
dolore che si riaccende ogni qual volta pensi alle persone care, quelle
con cui prima avevi un rapporto quasi quotidiano. Sono felice che
Michele Striamo mi abbia chiesto un ricordo di Lello, a proposito, io lo
chiamo così perché così veniva e viene chiamato in casa. Sono felice che
me l’abbia chiesto in un periodo di festa come questo, e non come altri
in concomitanza della ricorrenza della sua morte. Periodo di regali, di
pacchi da scartare, di calze da riempire, periodo di sorrisi e dello
stare tutti insieme. Cose che piacevano a Lello, perché lui era un
ragazzo semplice, simpatico (anche se diceva che lo ero di più io…), che
non cambiava faccia quando papà Peppe tornava a casa in divisa. Era
sempre lo stesso. Sulla spiaggia al mare, davanti a un vassoio di panini
preparati dalla mamma, ero uno dei pochi che lasciava il joystick del
Commodore 64, perché incantato dalle mie telecronache improvvisate. Non
voglio dilungarmi troppo. Non voglio cadere nel retorico e nello
sdolcinato, voglio soltanto ringraziare tutti quelli che ricordano ogni
giorno il mio amico Lello Mari.
Ps: in un’altra vita, non
questa purtroppo, quella figurina, prima o poi, l’attaccheremo tutti…
Ciao,
Peppe Della Morte |